Una decina di giorni fa sette ragazzi dell’associazione giovanile di Unicef, sono stati auditi dalla commissione parlamentare per l’infanzia e l’adolescenza, il tema era molto sensibile, i media e i minori, comprese le derivazioni non volute, come le dipendenze. Manco a dirlo, noi adulti, specialisti inclusi, abbiamo incassato una bella lezione di realismo da quei ragazzi, che quello spaccato vivono sulla loro pelle, padroneggiandolo complessivamente in modo più consapevole degli adulti. Questi ultimi, attraverso gli stessi strumenti disfano vite altrui, in genere innocenti, basterebbe leggere ciò che scrivono sui social. Non sarebbe male fare la conta dei morti che passano attraverso esibizioni digitali di individui svestiti di ogni umanità, gerontocrati che cercano improbabili immortalità succhiando il sangue di una miriade di ragazzi.
L’audizione dei ragazzi in Commissione è una felice eccezione, perché in genere quando si parla di loro non sono invitati. Imputati in contumacia.
Quei ragionamenti ascoltati dai politici ribaltano su noi adulti moltissimi dei luoghi comuni e delle conseguenti preoccupazioni legate al digitale, ai social network e -ultimo ospite di riguardo- all’intelligenza artificiale.
Le dipendenze, dicono i ragazzi, andrebbero “trattate a livello sanitario”, senza mettere sotto accusa tutta la rete. Un invito a non confondere la patologia con l’intero universo virtuale, a non scaricare le proprie frustrazioni, la propria impotenza pedagogica e istituzionale sui ragazzi.
Questo è un punto di snodo sul quale gli adulti si sono impantanati, perché spesso trovano comodo stabile un rapporto causa effetto tra il disagio e il digitale.
La prevenzione va ripensata con realismo, uscendo innanzi tutto dalla sconfortante monocultura sanzionatoria -che sarebbe meglio riservare alle piattaforme, ossia agli untori- e produrre idee forti da opporre a quelle dei gestori dei social network, che fanno il loro mestiere mentre noi non facciamo il nostro. Questi ragazzi chiedono ad alta voce di essere educati non processati, chiedono di essere alfabetizzati per frequentare la virtualità senza rischi, non esclusi da un progresso epocale che li tocca quanto e più di noi.
Qualcuno dei ragazzi auditi afferma, giustamente, che “lo schermo non potrà mai sostituire il contatto umano”, ma sottolineano che la limitazione all’uso dei social ai ragazzi è improduttiva mentre una vigilanza normativa sui contenuti sarebbe auspicabile. Stanno insegnano agli adulti, cittadini e politici, cosa dovrebbero fare. Suggeriscono di intervenire già nell’infanzia mettendo i piccoli di fronte ai rischi di un utilizzo inconsapevole, soprattutto alla vigilia della tempesta che si preannuncia con l’arrivo dell’IA. Condivisibile, per allenare in modo sistematico alla conoscenza dei rischi e dei vantaggi insiti nel mezzo, significherebbe spostare il volante dalle mani di quest’ultimo a quelle dei bambini e dei ragazzi. Ma questo chiede “governo” vero delle cose, non slogan, ricette e manuali che servono solo a confondere gli educatori e la scuola, con i quali bisognerebbe “stare”, senza mettere a rischio le loro esigue risorse.
Gli ospiti della commissione parlamentare respingono le visioni semplicistiche come le correlazioni dirette tra il tempo passato on line e il disagio giovanile.
“Siamo un po’ stufi di come ci raccontano gli adulti. In molti casi si tratta di luoghi comuni”. Gli stessi ragazzi citano il rapporto sulle dipendenze comportamentali dell’Istituto Superiore di Sanità, il quale sostiene che i casi di dipendenza dai social nei fatti sono contenuti, si parla di un due per certo, una cifra assai più piccola di quella che riguarda la dipendenza da videogiochi.
Sarebbe tuttavia interessate domandarsi come mai si sorvola sull’impatto devastante sugli individui e sulle loro famiglie della ludopatia, con un flusso di giocate annuali di circa 150 miliardi. Non sarebbe neppure male chiedersi quanta devastazione produce l’uso e abuso di cocaina. Ma forse sono “vizi” più adulti, quindi meglio occuparsi di quelli dei ragazzi. Un modo per parlare, male, d’altro.
Di seguito il link con l’articolo completo
https://tg24.sky.it/lifestyle/2026/04/20/lezione-ragazzi-adulti-barrila