Proseguiamo la discesa negli inferi del razzismo

Come programmato nel post precedente, ecco una nuova riflessione sul razzismo e le sue radici. Prego i lettori di non considerarlo un fenomeno di costume, lontano da essi, perché questa patologia dell’umano germoglia spesso in famiglia.

Anche in questo caso l’articolo che segue è accessibile, non criptato, può leggerlo chiunque.

https://tg24.sky.it/cronaca/2024/01/29/razzismo-stadio

4 pensieri riguardo “Proseguiamo la discesa negli inferi del razzismo

  1. Mia figlia, che non ha ancora tre anni, mi guarda e mi dice “mamma io sono nera”. Le chiedo di che colore è il padre e di che colore sono io. Dice che il padre è nero e io sono bianca. Mia figlia conosce bene tutti i colori eppure noto che utilizza, per definire quelli della pelle delle persone, quelli usati comunemente nonostante il padre in realtà sia marrone scuro, lei marrone chiaro ed io probabilmente quasi beige.
    Noto inoltre che si identifica in tutti i personaggi neri dei cartoni animati, dei film o delle pubblicità.
    Sono, contemporaneamente, colpita dalla naturalezza con cui riconosce la sua identità che perplessa per questo uso quasi stereotipato dei colori degli esseri umani.
    Non le ho mai insegnato niente rispetto a questo. La sua classe è composta da bambini che arrivano da diverse parti del mondo e lo stesso vale per tutti i suoi amici.
    Ho provato a chiederle chi le ha detto che è nera e mi ha risposto “io”
    Finora non è mai capitato venisse discriminata o scansata o peggio.
    Spero solo continui a crescere serena e con questo orgoglio per la sua bellezza e unicità esattamente come lo è quella di ogni bambino ed essere umano. Ma, soprattutto, di saperle insegnare a difendersi all’eventuale male del mondo.
    Non nascondo che, ogni tanto, il pensiero mi sfiori e mi spaventi perché so che non potrò proteggerla da tutto. Ma, probabilmente, ho le stesse paure di qualunque altro genitore mi dico.

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    1. Carissima Alessandra, quando sono arrivato in Lombardia, ragazzino, noi eravamo quelli più a Sud, quindi i forestieri, poi sono arrivati i migranti -ma in fondo anche io ero un migrante- e le attenzioni si sono spostate su di loro. Questa necessità di marcare il territorio è una vestigia che sopravvive dai tempi delle caverne, quando gli uomini difendevano femmina e territorio animati da istinti primitivi.
      Nei razzisti di oggi e di domani, purtroppo per loro, sopravvive quell’ambiente interiore, così lontano dalla civiltà, popolato e soggiogato da istanze che potevano avere un senso alcune centinaia di migliaia di anni fa. Il razzismo non è una posizione culturale, ma una vera è propria patologia sulla quale, questo è il vero guaio, uomini spregiudicati, che sembrano moltiplicarsi a vista d’occhio, speculano con estrema facilità, perché chi utilizza gli istinti come guida per i propri comportamenti in fondo è anche stupido, oltre che malato, e le sue porte sono sempre aperte e pronte incamerare spazzatura. Un guaio per loro e per noi, ma noi nelle nostre fila abbiamo anche tua figlia, un vantaggio abissale. Quindi, a loro lasciamo le fionde e le capanne, noi ci teniamo il coraggio della ragione, che serve a fare progredire il mondo e a dare qualche speranza persino ai nuovi promitivi. Dovrebbero ringraziarci, ma non lo faranno perché il concetto incapsulato nella parola “grazie” sembra non sia stato ancora stato elaborato da costoro. Abbraccio forte te e tua figlia

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  2. Ciao Domenico, grazie per l’articolo, confermo che anche a me è capitato parlando con immigrati di prima e seconda generazione di sentire discorsi che io considero incredibili sugli altri migranti (compresi i loro connazionali),addirittura alcuni simpatizzano per l’attuale Ministro delle Infrastrutture e dei trasporti e le volte che ho provato a fare notare che non solo loro ma anche noi abbiamo tutti antenati che migrarono in cerca di lavoro e condizioni di vita più dignitose mi sono sentito rispondere che noi italiani siamo troppo buoni e non sappiamo chi ci tiriamo in casa. Sicuramente non tutti la pensano così comunque per me rimane e rimarrà un incomprensibile controsenso, probabilmente la politica e i cittadini che strumentalizzano i reati commessi da stranieri per incrementare l’odio in persone già arroccate sulle loro posizioni non aiutano. Un caro saluto Paolo

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    1. Caro Paolo, come saprai il pilastro della vittoria di Trump sono stati proprio gli immigranti, coloro che avevano gia trovato ospitalità in America, proprio perché sapevano che lui avrebbe reso la vita difficile, se non impossibile, a coloro che speravano di entrare negli Usa per farsi una nuova vita.Talvolta le cose ci appaiono illogiche, ma se guardate da vicino acquistano senso. Gli uomini, nella stragande maggioranza, sono individualisti, una malattia che li induce a mettersi in mano a chi coltiva i loro personali interessi, altrimenti non si spiegherebbe l’attuale esplosione di leader populisti, pieni di disprezzo verso gli esseri umani e capaci di fare cassa sui loro istinti peggiori, a cominciare da quelli territoriali. Chi è già dentro non vuole nuovi concorrenti, soprattutto per il timore che un fenomeno troppo esplosivo possa generare risposte drastiche da parte delle autorità, non solo chiudendo i confini ma rimandando a casa chi si era già accomodato. In questa prospettiva, scatta la guerra fratricida, dove la residua solidarietà sporisce e politici incapaci, violenti e razzisti, possono beneficiare di tale paradosso. Del resto il racconto della Bibbia comincia con fratricidio, non sembra essere cambiato molto. Un caro saluto e grazie

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