Cos’è davvero la religione, a cosa serve e, soprattutto, a cosa non serve

In questi giorni sono accadute alcune cose significative nel mondo della religione cattolica.

Si è verificata una scissione. Un gruppo integralista che confonde il cristianesimo con un sofisticato di gioco di società per iniziati, si è staccato dalla casa madre. 

Un uomo integralista, leader del Popolo delle famiglie e tante altre cose, è stato arrestato per avere truffato una grande quantità di persone attraverso un gioco -anche qui un gioco- collettivo grazie al quale incassava indebitamente ingenti risorse, pare diversi milioni di euro. La causale dei bonifici che riceveva, dicono i giornali, conteneva la dicitura “Cristo regna”.

Accanto a queste azioni illecite gli viene contestata un’evasione fiscale piuttosto importante, centinaia di migliaia di euro, inoltre il capo del Popolo delle famiglie è pure divorziato, questo non è un problema ma visto il ruolo sarebbe discretamente contraddittorio. 

Come sempre, annotiamo che il terreno del sacro si presta ad incursioni temerarie, essendovi poche certezze e dunque ampia libertà di movimento per soggetti, diciamo così, intraprendenti. La buona fede di chi crede fa il resto. 

Tutto questo a fronte di una figura, come quella del Nazareno, che non era sprovveduto, conosceva gli uomini a menadito e li fotografava con un acume sconosciuto, per tale ragione, una decina di anni fa, avrei voluto intitolare un volume illustrato per bambini “Dio non è cretino”, ma poi insieme all’editore decidemmo di ripiegare su un più diplomatico “Il coraggio di pensare a Dio”.

Del volume, che è stato tradotto anche in Cina, propongo due piccolissimi testi, quello a pagina tre, dedicato ai genitori, l’altro è la quarta di copertina. 

Nell’uno e nell’altro caso si evince che la religione cattolica è incentrata su presupposti molto semplici, che però risultano difficili da seguire; quindi, finiscono regolarmente sotto cumuli di parole che li oscurano, aprendo la strada anche a dei malintenzionati e, in definitiva, creando danni rovinosi alla causa.

Questo è il testo-guida per i genitori

“Si tace sempre sull’essenziale, perché non abbiamo il coraggio di sopportarlo”. L’essenziale, nelle buone religioni, è che c’è un Dio creatore e quindi siamo tutti fratelli. Allora le religioni sono buone se avvicinano gli uomini e se aprono la mente alla conoscenza. Sono cattive se cercano di chiuderci, noi e il sapere, in un gomitolo di lana, per impossessarsi della nostra vita. 

Vorremmo che i bambini guardassero in alto senza distrarsi dai loro simili e senza lasciarsi distrarre da coloro che innalzano edifici ingannevoli proprio sulla traiettoria del loro sguardo innocente, nascondendo la vera grandezza del sentimento religioso e facendo sembrare Dio un piccolo uomo.  

Questa è la quarta di copertina

Probabilmente nessuno lo ha mai visto, ma Dio si percepisce nelle città degli uomini, nella loro storia, nel loro modo di pensare e di agire. Nel bene e nel male. Senza di Lui, forse, le città sarebbero state più brutte, la storia ancora più crudele, il nostro comportamento diverso. 

Ci tiene compagnia, Dio. È in cima ai pensieri di tutti, anche di coloro che non ci credono. Ma come ogni cosa che vive, anche il rapporto tra Dio e noi può ammalarsi. Per questo tanti cadono nella tentazione di metterlo, come uno scarafaggio, in un barattolino di vetro, felici di possederlo e di presentarlo a tutti come fosse l’amico del cuore. 

Ma Dio non ama i luoghi chiusi, tantomeno i barattoli e gli scaffali e, soprattutto non somiglia a nessuno. Una cosa è certa, se esiste è il padre di tutti e dunque rende gli uomini fratelli. Chi non parte da qui non crede in Dio e stringe ancora più forte il tappo del barattolo. 

10 pensieri riguardo “Cos’è davvero la religione, a cosa serve e, soprattutto, a cosa non serve

  1. Caro Domenico, come sempre grazie per le tue riflessioni condivise, oggi in particolare che ricordi una cosa semplice ma per nulla facile in questo tempo… come riconoscersi fratelli. Un saluto caro!

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    1. Caro Lorenzo, proprio in questo momento ci arriva un messaggio da mia cognata, è in metropolitana alla volta di Milano, una delle amiche con cui viaggia quotidianamente l’ha informata che è morta una giovane donna che stava nella nostra piccola via, avrà avuto quarant’anni. L’età dei miei figli.
      Era arrivata qui da pochi anni fa per lavoro, come accade a molti ragazzi del Sud. Faceva la cameriera, prima in un bar, poi in un ristorante. A un certo punto abbiamo iniziato a vederla con un turbante in testa, l’avevano operata al cervello. Camminava a stento, con grande fatica, aveva un cagnolino che cercava di portare in giro tutti i giorni, ma la sua casa era all’ultimo piano di un condominio senza ascensore e credo impiegasse mezz’ora solo per salire, trascinandosi. Così, un paio di settimana fa, insieme a mia moglie le avevamo dato la nostra disponibilità, in caso di necessità, a portare fuori il cane, tanto per noi non è un problema, ne abbiamo già due, lei ci aveva risposto con un grande sorriso, come se le avessimo dato un abbraccio e ci aveva ringraziato, ma poi non l’avevamo più vista in giro. Ci aveva detto che stavano cercando una casa al piano terra o con l’ascensore, così avevo cominciato a guardarmi attorno, senza grande successo.
      L’ultima volta ‘avevo vista la scorsa settimana, tornavo dallo studio e lei stava andando da qualche parte col fidanzato, in auto, le avevo fatto chiesto col pollice in alto se stava bene e lei mi aveva risposto facendomi un cenno, come a dire si, ma era difficile crederle, sarà pesata trenta chili. Ora sappiamo che era andata a morire vicino alla sua famiglia.
      Ecco, caro Lorenzo, adesso sono qui, a parlare con te di questa persona quasi sconosciuta, ma fatico ad archiviare questo “passaggio” come un accadimento ordinario. Certo non era mia parente, ma è stata una bambina e poi un adolescente, proprio come i miei figli, come i tuoi. Tra un’oretta porterò spasso il mio nipotino, che sta per compiere 16 mesi, quando la incontravamo lei si fermava e gli sorrideva. Forse pensava, con nostalgia, che a lei questa gioia era stata negata.
      Si, come dici tu, riconoscersi fratelli. Non sempre è facile, ma non c’è altra via per dare alla nostra esistenza quel senso che sembra perdersi nella follia di chi ci comanda e nel caos delle nostre giornate. Un carissimo saluto

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  2. Spesso tante persone che si professano cristiane dimenticano questo insegnamento fondamentale: “ama il prossimo tuo come te stesso”. Io per prima, ne sono cosciente, faccio fatica a metterlo sempre in pratica ma cerco di tenerlo in cima ai miei pensieri come un faro nel buio. La storia che hai raccontato nel commento è struggente, ma ci ricorda che spesso ci dimentichiamo ciò che conta veramente, persi nel “buio” delle fatiche quotidiane. Questo non significa banalizzare, ma ridimensionare: la fede dovrebbe servire proprio a questo, a vivere meglio la propria vita, guardando le cose dall’alto e nella giusta prospettiva. Un caro saluto.

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    1. Grazie, cara Micol, purtroppo questa cecità collettiva ci sta facendo regredire, ma a noi e ai nostri figli dobbiamo l’impegno di non rassegnarci. Come giustamente segnali, il ritmo della nostra esistenza, spesso insostenibile non ci aiuta.
      Un caro saluto a te e ai tuoi affetti

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  3. Da quanto ho visto nel cattolicesimo convivono due immagini di Dio non sempre facili da conciliare: quella del Padre di tutti e quella del Dio del Deuteronomio, che sceglie un popolo fra tutti gli altri. Il cristianesimo prova a ricomporre questa tensione sostenendo che Dio sceglie alcuni per raggiungere tutti. Ma la logica dell’elezione resta: anche se finalizzata all’universale, continua a introdurre una distinzione originaria tra chi è scelto e chi non lo è. È da questo nucleo irrisolto che, a mio avviso, attingono anche le forme più integraliste e autoreferenziali del fenomeno religioso, che tendono a trasformare l’elezione in privilegio e la fede in appartenenza esclusiva. Se questa logica dell’elezione viene assolutizzata, produce anche una conseguenza etica: il baricentro della morale si sposta dall’agire all’appartenenza. Ciò che conta non è più il comportamento della persona, ma il fatto di appartenere alla comunità dei “prescelti”. L’identità tende così a prevalere sull’etica e l’appartenenza sulla condotta.

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    1. Caro Bruno, grazie per questo commento, tanto profondo quanto chiaro. Il punto è che nelle religioni la componente soggettiva e l’arbitrio si saldano con sempre maggiore frequenza, dando luogo a delle finzioni malate, come quella che tu segnali, ossia sentirsi prescelti. È evidente che tale pretesa non può considerarsi scevra di componenti patologiche. Se leggi i diari dei malati mentali, come quello del grande ballerino russo, Vaslav Nijinsky, che era schizofrenico grave, noterai che la certezza di avere un rapporto privilegiato con Dio attraversa tutta la scrittura, senza che vi sia un filo di autocritica, e la mancanza di autocritica è il primo indizio di psicosi. Oggi mi sono letto alcune interviste ad alcune vittime di un santone cattolico, appena arrestato per delle truffe milionarie, ti consiglio di dargli un’occhiata, usare Dio che un grimaldello è facilissimo perché una delle conseguenze della fede, diciamo così popolare, è la possibilità che si cada vittima di pesanti manipolazioni. Nei movimento religiosi, questo esito è quotidiano, perché non è la ragione a dettare le regole del gioco ma la capacità, come diceva Leon Bloy, di aprire botteghe nel cuore delle persone, cosa che a quelli che chiamiamo santoni riesce benissimo. Quello di cui sopra, di fronte alle contestazioni afferma che l’unica giustizia è quella di Dio, che naturalmente (possiamo desumerlo) è dalla sua parte. Un caro saluto

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  4. Caro Domenico, grazie di cuore per queste riflessioni e per aver fatto riferimento a “Il coraggio di pensare a Dio”. Dimostrazione che i suoi libri toccano tematiche sempre attuali e che interrogano il nostro essere individui sociali. Si parla di santoni e di truffe, ma mi viene da far riferimento ai mafiosi così legati alla religione, santini e giuramenti nei loro riti mentre mietevano vittime col tritolo e scioglievano innocenti nell’acido. Quale Dio stavano seguendo? Appunto, un rapporto malato. La religione può essere sincera perché testimoniata attraverso azioni concrete, seguendo la via dell’amore. Che tradotto in parole semplicissime è quella dell’accoglienza, dell’uguaglianza, dell’inclusione a priori, della lealtà, dell’umiltà, della condivisione. Un pensiero sincero va a quella giovane donna che mi riporta a quanto ho vissuto da pochi giorni: un giovane molto vicino alla nostra famiglia, 36 anni, futuro brillante, vita religiosa testimoniata nella famiglia da poco creata e nel bene dato agli altri, astrofisico con una carriera che iniziava a New York, collaborazione con la NASA. Interrotta violentemente. Tre bambini piccoli, 5 anni, 2 anni e 8 mesi. Interesse infinito per i buchi neri e altri misteri celesti. Una malattia veloce e beffarda se l’è portato via. Ultimi atti di autentica testimonianza religiosa: dire nei giorni più critici di essere felice e, infine, donare le cornee, atto d’amore ultimo. Ora io mi chiedo se tutto questo non è stato coraggio autentico di cercare con forza Dio. Nello spazio infinito, tra le stelle e gli astri su cui indagava con occhio scientifico, negli occhi dei figli e della giovane moglie , altrettanto coraggiosa, e negli occhi di chi ha ricevuto le cornee. Si chiamava Giovanni, era di Merate. Molto lontano da santoni, mafiosi e truffatori. Lontano da qui alle stelle.
    Grazie ancora Domenico.
    Con stima, un saluto dalla Sicilia
    Antonella Alia

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    1. Cara Antonella, Giovanni da solo basta e avanza a farci mettere tra parentesi quelle tragiche macchiette che esibiscono rosari mentre coltivano senza vergogna pensieri e azioni di odio. Qualcosa di malato dentro di loro li induce a credere che il Dio dei cristiani, se esiste, rimarrà indifferente alle loro truffe spirituali. Purtroppo, Dio è la moneta più spendibile che esista, ma in mano a certi manipolatori spregiudicati diventa un’arma micidiale, capace di rovinare persone e comunità.
      Il sentimento religioso è una delle dimensioni più delicate della persona, dovremmo tutti essere interessati a proteggerne l’esercizio come un diritto fondamentale, ma le religioni, intese come organizzazioni istituzionali, non sempre ne fanno emergere le parti più nobili e incoraggiano individui genuinamente disturbati a parlare in loro nome. La Lombardia è la roccaforte di un movimento religioso nato sulle idee di un uomo che aveva una visione fobica delle interazioni tra i popoli e consigliava la scuola privata per non contaminare la propria identità. Quell’uomo sta per diventare santo mentre Giovanni se lo ricorderanno solo la moglie e i figli (ma da oggi anche noi).
      Un caro saluto e buona notte

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  5. Le parole del suo volume, Il coraggio di pensare a Dio, hanno una grazia particolare: parlano ai bambini, certo, ma arrivano dritte agli adulti. Anzi, sono proprio gli adulti ad averne più bisogno. L’idea che, se Dio è padre, allora siamo tutti fratelli, è di una semplicità ferrea, quasi disarmante.
    Eppure, troppo spesso, ogni religione si percepisce come “eletta”, come depositaria esclusiva della verità.
    Penso al cattolicesimo, l’habitat in cui sono cresciuto. Penso alla Chiesa e alle sue schiere, penso a tanti cattolici convinti di poter “parlare in nome di Dio” e, in virtù di questo, orientare, soffocare, manipolare le coscienze. 
    Lei, nel suo articolo, cita il capo del Popolo della Famiglia: una persona che ha compiuto scempiaggini in nome di Dio, ma la cui retorica sulla “famiglia tradizionale” e la crociata contro le unioni omosessuali hanno trovato ascolto e legittimazione in ampie aree politiche e in una parte consistente del mondo cattolico. 
    Magari con toni meno folcloristici di quelli di Mario Adinolfi, ma con lo stesso identico pensiero escludente, e con la stessa violenza.

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    1. Caro Gianni, non credo di avere idea di cosa possa esserci dall’altra parte, ma se qualcuno pensa di potersi presentare con la tessera dei bollini della messa sperando di ritirare il premio, temo resterà deluso, così come chi si metterà a parlare di purezza, perché il vero “bersaglio” del cattolicesimo è l’altro, il resto sono degli ornamenti, importanti quanto si vuole ma ornamenti.
      Purtroppo, le religioni sono anche terreno di credulità e in questo spazio si collocano i santoni, anche quelli legittimati e fatti santi dalla Chiesa. In questi oltre quarant’anni di professione, oltre alla mia personale mediocrità, sono stato costretto a registrare quella di chi pensa davvero di fare fesso il Padreterno dove avere depredato benefici e posti di lavoro, sottraendoli a delle povere persone senza tutela ma con molto talento. Il dramma è che queste persone dicono di dormire tranquille.
      Per questo a me pare enormemente più grave favorire amici e parenti privando gli altri “fratelli” di diritti vitali, come il lavoro. Provengo da una realtà dove è stato fatto scempio delle vite altrui, decidendo che lavora e chi no, chi “accede” ai privilegi e chi resta fuori. Si, caro Gianni, temo che la tessera-punti non basterà. Un caro saluto

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