Adriana, Agnese, Claudia (in ordine alfabetico) e poco altro. Lezioni decisive per la nostra vita

Ieri, sabato 18 luglio 2026, mi sono trovato di fronte degli eventi ai quali è difficile girare le spalle o riporre in un cassetto, come si fa gli indumenti quando arriva il momento del “cambio stagione”. Eventi, piccoli quanto si vuole, ma che nella loro essenza ci aiutano a capire più di mille manuali cosa sta accadendo nelle nostre vite. E sta accadendo molto, moltissimo. Stiamo attenti.

Prima di ogni cosa siamo cittadini. Purtroppo, ce ne dimentichiamo quasi tutti i giorni e le conseguenze sono sotto gli occhi di tutti, conseguenze di cui ignoriamo spesso la portata e il significato ma che lavorano come uno scalpello affilatissimo sulla nostra vita e su quella dei nostri figli.

Ho condensato quelle ore in un articolo scritto di getto ieri sera, lo trovate di seguito. Chiedo a ciascuno di aprirlo ma di non fermarsi alla lettura, la vostra vita non dipende solo da ciò che accade tra le tranquille, quando lo sono, mura domestiche.   

https://www.messinatoday.it/blog/riguardare-con-cura/adriana-faranda-agnese-moro-claudia-politica-riflessione.html

6 pensieri riguardo “Adriana, Agnese, Claudia (in ordine alfabetico) e poco altro. Lezioni decisive per la nostra vita

  1. Per riuscire a compiere il percorso di Agnese Moro e Adriana Faranda bisogna smettere di ridurre le persone in buone o cattive.
    Bisogna smettere di guardare solo a se stessi, al proprio dolore, essere pronti a mettere in discussione le proprie convinzioni, avere autentica capacità di ascolto, di riconoscere l’umano pur nella diversità e nell’errore… Occorrono coraggio ed onestà.
    Nessuna di queste caratteristiche sembrano oggi di gran moda.
    Al netto della notorietà della vicenda che toccò l’intera nazione, si potrebbe cadere nell’errore di ritenere il dialogo di queste due donne come percorso di cura e guarigione personale che riguarda solo loro…ed effettivamente avrebbero potuto vivere questo percorso senza condividerlo con incontri pubblici.
    Ma la loro testimonianza è essa stessa un atto politico: ci dicono che un nuovo cammino è possibile anche là dove sembra più difficile, che una nuova storia, una storia migliore, si può costruire solo attraverso il comprendere ed il RICORDARE.
    Grazie Domenico

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    1. Grazie a te Michela, il cuore della questione è presente in ogni tua parola.
      Oggi siamo di fronte a un pericoloso paradosso, come selvaggi che conoscono solo il linguaggio della violenza, i nostri governanti fanno a gara a demolire tutte le certezze che abbiamo costruito in migliaia di anni. Ma che importa, ciò che conta è arriva primi alle urne, a qualsiasi prezzo, anche negando l’evidenza. Prima ci si lamenta della mancanza di sicurezza nel Paese, poi quando le forze dell’ordine e la magistratura incrementano i loro sforzi per ripristinarla, ecco che scattano altre variabili, se un reato può darci dei vantaggi lo accogliamo a braccia aperte anzi lo esaltiamo. Temo, cara Michela, che i manuali di psichiatria dovranno essere riscritti per intero.
      Buona giornata

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  2. Davanti alla scomparsa di una persona ammirevole, come tu descrivi la vostra amica Claudia, gli spettacoli indegni di alcuni politici appaiono se possibile ancora più spregevoli, perché sembrano offendere maggiormente la memoria della vita di persone giuste ed il loro impegno per una società migliore.
    Mi dispiace per la vostra perdita.

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    1. Quella donna, cara Michela, ci guarda tutti con distacco, come fece don Leonardo Zega con il cardinale (decisamente fuori ruolo) che commissariò il suo giornale per ragioni di potere. Una serenità, quella della nostra amica e quella di don Leonardo, che racconta bene quale può essere l’unica risposta a questa caduta di umanità. Non sono le nullità che devono preoccuparci, ma la follia di cui si fanno veicolo. Grazie ancora

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  3. Io penso che i politici soffrano delle medesime patologie che affliggono la maggior parte di noi, che li eleggiamo. Anzi, lo stesso verbo, “eleggere”, è una vittima della stessa malattia, a pensarci bene: da quarant’anni a questa parte (dalla metà degli anni ’80), abbiamo scambiato l’elezione dei nostri rappresentanti con una delega a occuparsi di qualcosa a cui è stata appiccicata l’etichetta “sporca e noiosa”. La deriva che ne è conseguita è che chi viene “eletto” non deve più rispondere a chi lo ha messo lì, che invece dovrebbe chiedergli conto minuziosamente dell’operato. Questo tassello è come la chiave di volta di un arco: togliendolo, l’arco si indebolisce e crolla, sotto il peso di ciò che sta sopra, cioè delle cose da fare, dei problemi a cui dare soluzione. Cent’anni fa accadde qualcosa di simile, in contesti completamente diversi, e lei ha perfettamente ragione a sottolineare la nostra incredulità nel constatare il ritorno di questa “patologia della vita civile che sembrava impossibile tornasse a visitarci così presto”. Per spiegare questo fenomeno (assurdo), io trovo perfetto l’accostamento con il percorso di Agnese Moro e Adriana Faranda, e vorrei esplicitarne il motivo: la differenza fra riabilitazione e redenzione. Il percorso interiore per la redenzione comporta un atto iniziale indispensabile: ammettere gli errori, pubblicamente e sinceramente. Senza questo atto, non c’è presa di distanza, e si va in cerca di una riabilitazione. Ecco, per una redenzione dalla “patologia” da lei citata, occorreva una redenzione, che evidentemente noi (come popolo) non abbiamo mai fatto, o perlomeno non portato fino in fondo. Adesso, che le cose non funzionano più, si cerca di riabilitare “idee” e “soluzioni” (le virgolette le metto d’obbligo, per come la vedo io), sospingendole proprio con un’insana e violenta presunzione che la redenzione non andava fatta, perché non c’era e non c’è niente di cui pentirsi nel profondo. Ecco, scusandomi per la lunghezza di questo mio commento, io inizio a essere convinto che ci toccherà rivivere presto quella “patologia”, in forma e modalità diverse, ma forse per questo ancor più pericolose. In fondo, alla radice di tutto, c’è la questione che “individualisti si nasce”. E’ questa la radice che produce la pianta della “patologia”. Bisogna ripartire dall’ABC.

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    1. Caro Maurizio, quando ci ammaliamo, la maggior parte delle volte accade perché non abbiamo fatto prevenzione. Oggi è sparito il controllo sociale sulla politica, non è per nulla un caso che stiamo affiorando ai vertici dei governi personaggi assolutamente inadeguati, pericolosi. Poche ore fa è uscito questo, le giro il link, sembra un articolo politico, ma creda c’è dietro un ragionamento su tutti noi, sul modo in cui scegliamo chi ci governa, perché oramai i politici sono degli attori-influencer e coglierne il vero valore è quasi impossibile, a meno che non dedichiamo tempo a documentarci. Un impegno doveroso perché quando votiamo sulla scorta di uno slogan, senza informarci, possiamo fare molto male a noi e ai nostri concittadini.
      https://www.messinatoday.it/blog/riguardare-con-cura/quando-si-continua-a-parlare-alla-pancia-il-paese-e-vicino-al-collasso.html

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