I giovani detenuti di quel carcere minorile erano timidi e pieni di complessi.
Illogico, considerando i reati per i quali erano finiti in prigione e le modalità con cui li avevano compiuti. Davanti avevo ragazzini indifesi, che non facevano più paura, anzi ne provavano, palesemente. Provenivano da famiglie difficili. Delinquere, era stata l’unica attività in cui sentivano di avere possibilità di “riuscita”. Un modo, sbagliato, per trovare un senso, ma nessuno gliene aveva proposto altri, alternativi.
La politica non è mai stata in grado di fare granché per loro, e dunque non avrebbe alcun diritto di dire, con fare malandrino, “chi sbaglia paga”. Quando ci sono di mezzo i giovani, bisognerebbe tacere e seguirli fino a casa. Nella maggioranza dei casi vedremmo quadri desolanti. Chissà cosa avremmo fatto noi al loro posto. Come biasimare, ad esempio, il comportamento di una diciassettenne che ruba una collana, poi si posta sui social tenendola al collo e provocando il proprio arresto. Sempre meglio che passare inosservati.
Alfred Adler diceva che un criminale è “un ambizioso senza coraggio”, ossia una persona come tutti noi, che desidera emergere ma dispera di avere gli strumenti per raggiungere lo scopo, così si affida alle scorciatoie antisociali. Chiunque si senta schiacciato da condizioni di inferiorità, oggettive o solamente temute, può cadere nella tentazione di danneggiare gli altri giocatori per colmare il dislivello. Un prospettiva per nulla remota perché il sentimento di inadeguatezza è abbondante in natura assai più dell’ossigeno. Tutti ne siamo minacciati, tanti ne sono sopraffatti. Il debito comincia a maturare in famiglia, soprattutto quando i genitori, a loro volta, faticano a contrastarlo, non certo per cattiveria.
Ma i costi possono essere alti, qualche volta altissimi, perché da piccoli si è talmente affamati di considerazione che a volte basta un sassolino per inceppare il motore, moltiplicando quei tarli che ciespongono a scelte al ribasso, ispirate da un’errata autovalutazione di noi. Il sentimento di inadeguatezza è un’ospite perfido, capace di svilire incessantemente il suo portatore, precipitandolo nella tempesta. “Anche una relazione felicissima mi crea problemi. Come se da un momento all’altro dovesse accadere qualcosa che mi mette con le spalle al muro”.
Noi e i nostri figli siamo visitati senza sosta dal sentimento di inadeguatezza, anche quando ce ne sentiamo immuni e ostentiamo eccessi sicurezza e persino di arroganza, come accadeva quei giovani detenuti prima di sbattere contro la realtà.
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