Tra qualche settimane saranno due anni dall’uscita di “Individualisti si cresce”.
È un libro coi capelli bianchi, mi piace definirlo così perché è arrivato quando sentivo di dovere condensare, anche con crudezza, ciò che nei lunghi anni di lavoro mi era apparso sempre più urgente da raccontare ai lettori, il punto focale, il centro di tutti i possibili ragionamenti sul parassita che oramai sembra avere infiltrato le nostre vite, trasformandole in qualcosa di così innaturale da renderci irriconoscibili.
Ma è anche un libro che vive il paradosso di essere caduto in un mondo privo di individualisti, dove nessuno ammette mai di esserlo. All’inizio questo mi lasciava sgomento, poi mi è apparso chiaro che era una buonissima notizia. Se nessuno -mi dico- accetta di definirsi individualista significa che ci si vergogna di esserlo, e questo, a sua volta, mi fa pensare che la speranza di correggersi non è morta.
Se non succede moriremo noi. Certo, non domani e neppure dopodomani, ma non troppo tardi perché l’individualismo, tra i tanti effetti, accorcia il tempo, lo appallottola, lo restringe sino a farlo fermare.
Ho ritrovato un’intervista audio uscita su una piattaforma che si occupa di recensioni. Ve la ripropongo. Penso non sia inutile riascoltarla in questa estate caratterizzata dalla grave ribellione del Pianeta, il cui clima, un tempo amico e nutrimento, oggi non cessa di ricordarci quanto possa diventare afflittiva la Natura se la trattiamo con quella violenza che, da ingrati, rimproveriamo ad essa.