Michael Tomasello, non inganni il cognome, è uno psicologo americano di 76 anni. Oltre a essere docente universitario nel suo Paese, è stato a lungo direttore del Max Plank Institute in Germania, divenendone figura di spicco. Di questo studioso amo il concetto di apprendimento cumulativo.
“Un individuo inventa un artefatto o un modo di fare le cose che si rivela efficace, e gli altri lo assimilano in fretta. A quel punto, però, se un altro individuo vi apporta qualche miglioramento, tutti, compresi i bambini in fase di sviluppo, tenderanno ad apprendere la nuova versione perfezionata” e ancora, “come gli individui umani ereditano geni che in passato si sono rivelati adattivi, sul piano culturale ereditano artefatti e pratiche comportamentali che rappresentano una sorta di saggezza collettiva degli antenati”.
Il cuore della questione educativa potrebbe stare nella rinuncia a quella “saggezza collettiva degli antenati”, un’assenza che ci fa sentire fragili e spaesati. Non fosse stato così, oggi saremmo noi genitori a dare lezioni alla psicologia, e ne avremmo diritto perché siamo partiti con trecentomila anni di vantaggio su di essa. Invece, come eredi che sono riusciti a sperperare patrimoni inestimabili, adesso viviamo con una pensione sociale, chiedendo aiuto a destra e a manca.
“In terza media -mi dice un ingegnere di sessant’anni- avevo deciso che la scuola non faceva per me. Mio padre non mi faceva la morale, anzi un giorno mi disse che se avessi voluto lasciare la scuola sarei stato libero di farlo, a patto che lo aiutassi in stalla. La mattina successiva mi svegliò alle tre, e ancora morto di sonno mi fece sedere vicino a una mucca primipara, chiedendomi di mungerla. Ero inesperto e assonnato, questo mi costo qualche calcio da parte dell’animale, che era più inesperto del sottoscritto. Fu un incubo. A pranzo dissi a papà che preferivo tornare a scuola. Lui non commentò, fece solo un cenno leggero con capo. La mattina dopo puntai io stesso la sveglia e da allora non mi fermai più, fino alla laurea”.
La storia della pedagogia popolare umana è piena di questi episodi, gesti educativi saggi, razionali, impregnati di una logica ferrea. Certo, c’erano anche comprensibili ruvidità, ma il modello pedagogico di quel padre, appreso da chi l’aveva preceduto, aveva funzionato. Avremmo dovuto lavorare meglio su quei lasciti, ripulendoli dalle scorie del tempo e dagli eccessi.
Una quarantina di anni fa, avevo risolto un caso utilizzando proprio il metodo delle “conseguenze logiche”, che il padre del futuro ingegnere aveva mostrato di conoscere meglio del sottoscritto e di tanti colleghi. Le conseguenze logiche non prevedono punizioni a casaccio, ma svantaggi coerenti con l’infrazione.
Due genitori sulla quarantina. I quattro figli erano una fabbrica di disordini domestici e questo caricava sulle spalle della madre fatiche supplementari.
Concordammo una linea molto semplice. A cena il padre raccontò della stanchezza della madre aggiungendo che se i figli non si fossero decisi a cambiare registro sarebbero stati costretti a prendere una collaboratrice domestica da dedicare al riordino di quello che lasciavano in giro tutti i giorni. Spesa stimata centomila lire del tempo. I figli reagirono con entusiasmo, finalmente si sarebbero evitate tutte le discussioni legate alla questione, entusiasmo che si smorzò quando il padre annunciò che quel danaro sarebbe stato tolto dalle loro mancette, perché disordine lo facevano loro ed era giusto che pagassero proprio loro.
La collaboratrice domestica non fu mai assunta e la madre, con un sorriso, mi disse che la loro casa era diventata “come la Svizzera”.
I figli di Alfred Adler raccontavano che la sera, quando c’erano ospiti di riguardo, in genere insigni studiosi, loro chiedevano di potersi fermare fino a tardi per ascoltare le interessanti conversazioni che si sarebbero sviluppate. Il padre lo permetteva sempre, a condizione che la mattina non facessero storie per svegliarsi in tempo per la scuola. Chi trasgrediva perdeva il privilegio della veglia.
Quella sapienza è ancora in giro, a portata di mano.
Andiamo a riprendercela, perché quando i figli ne percepiscono la mancanza perdono fiducia nei genitori e finiscono per sentirsi in balia del caso.
Per chi desidera leggere la riflessione completa segue il link
https://tg24.sky.it/cronaca/2026/10/19/fiducia-genitori-ascolto-figli