Viola e la morte visitano la scuola

L’imprevisto, lo dice il nome che gli diamo, ci coglie di sorpresa.
La morte di una ragazza di 17 anni ancora di più.
Studiava all’Istituto Marco Polo di Firenze, un luogo abitato da persone speciali, che amano il loro lavoro e ciò che studiano, dove sono stato di recente, confrontandomi, nell’arco di 24 ore, con tutte le componenti. Se doveva proprio accadere, questa tragedia si è consumata nel posto giusto, nella scuola giusta.
Era una sportiva, Viola, con un futuro importante, fino a quando la sua allenatrice si è accorta che appoggiava il piede in modo insolito.
Non era per caso. Il resto è accaduto in fretta.

Poi è arrivato il tempo, subito, di dire qualcosa, di fare qualcosa. Accade sempre quando si verificano eventi così ruvidi, ma forse non c’è proprio nulla da dire perché dire “incanala” e la morte non deve essere incanalata e neppure esorcizzata, soprattutto quella di una ragazza che aveva smesso da poco di essere bambina e che non vuole essere celebrata perché, tanto, l’essenziale è che lei non ci sarà più e indietro non si torna.

Se Viola potesse parlare, ora che il confine è superato, direbbe proprio questo ai suoi compagni, li esorterebbe a considerare che l’unico modo per rendere memorabile il suo passaggio, così rapido, è quello non di fare troppo rumore, ma di custodirla discretamente nel loro cuore, di farne buon uso, perché la morte non è un ospite occasionale, non riguarda solo Viola, non può essere dimenticata e neppure rimossa, inganni consolatori eppure incapaci di cancellare ciò che è inevitabile e che talvolta, di rado da noi, per fortuna, rifiuta di accadere secondo sequenze anagrafiche rigide, mentre fuori dai confini del primo mondo è quasi la regola.

Non c’è niente da inventare in questo lutto, c’è solo da osservare, da interrogarsi, da capire.
In silenzio, perché solo così avremo qualche minima speranza di toccare con mano il peso della nostra reticenza riguardo alla morte, una reticenza diseducativa, che distribuisce carte false a noi stessi e alle nuove generazioni.
In silenzio, perché solo così potremo udire distintamente il grido di dolore lacerante dei suoi genitori, che non cesserà mai, nemmeno quando tutti crederemo che il peggio sia passato e il rumore tornerà ad annebbiare le nostre sensibilità.

2 pensieri riguardo “Viola e la morte visitano la scuola

    1. Grazie Giovanna, appena lette le parole di Gaia, riportandone una grande emozione. Noi adulti abbiamo il dovere di essere leali coi ragazzi, evitando di porgere loro un mondo edulcorato, perché ogni omissione sarà pagata dalle nuove geerazioni con un supplemento di dolore. Viola è “tornata” a scuola raccontando una verità dura da sopportare, ma mi chiedo cos’è la scuola se non una franca preparazione alla vita.
      Il vostro istituto, come sempre, non sprecherà l’occasione di trasformare questo passaggio, così aspro e insopportabile, in nuovi apprendimenti, che contano quanto e più della memoria, e solo a queste condizioni la scuola potrà reclamare il diritto di essere ciò che è, premessa di vita ma anche vita piena.
      Spero ci si possa incontrare ancora in questo spazio e percorrere insieme altri piccoli tratti di strada.

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