Inadeguati non si nasce

Tredici anni fa è uscito il mio libro più breve, composto da 24 capitoli altrettanto brevi, come quello che (dopo le premesse di Noi restiamo insieme e Tutti Bulli) vi sottopongo oggi. Il pretesto è la vicenda dello sfortunato Beluga smarritosi nella Senna. 
Ci inoltriamo in un tema delicato, quello dei legami, del nostro rapporto coi viventi e con gli oggetti, spesso messi sullo stesso piano o valutati solo attraverso il filtro della soggettività.

Inadeguati non si nasce. Tracce per pensare la vita e per educare
Edizioni Carthusia. Euro 10,90

Winnie non torna a casa

Il lieto fine non è garantito a tutti i viaggi. Ve ne sono di perigliosi, talvolta senza ritorno, e malgrado ciò non privi di apprendimenti. Come quello di un singolare orsetto di pezza, viaggio di cui avevo saputo per caso. 
“Offro euro 10 a chi trova orsetto “Winnie the Pooh” alto 20 centimetri, con la data “2004” sotto la zampa (perso su questa pista ciclabile)”
Seguiva nome di una bimba e numero di telefono.
Conservo ancora il bigliettino che ne invoca il ritorno a casa, è in pessime condizioni, ma il contenuto si legge senza fatica.
L’avevo raccolto sulla strada che percorro tutti i giorni, da casa allo studio, poche centinaia di metri in tutto. Era sgualcito, calpestato, impolverato come un soldatino appena tornato dalla guerra. Anch’io lo avevo involontariamente calpestato, ma poi mi ero riscattato, raccogliendolo. 
Senza occhiali l’avevo scambiato per la solita lista della spesa, gettata via da un marito arrabbiato, ma, mi sono detto, è difficile che una massaia scriva cose tipo “Tre etti di prosciutto cotto, detersivo per lavatrice, due litri di latte, pasta corta…” a pennarello e a caratteri così pacchiani, con quel verde così brillante. Le liste della spesa non sono cose da esibire così. Conosco bene quei foglietti, come tutti i mariti, sebbene a loro, ai mariti dico, sia proibito cancellare una qualche riga o intervenire con osservazioni migliorative. Salvo che non abbiano la fortuna di avere una moglie evoluta, aperta ai suggerimenti, solo per le aggiunte, però, perché le cancellazioni non sono ammesse, neppure se avete sposato la persona più democratica del mondo o addirittura la coordinatrice di un collettivo femminista. Le famigerate “due cosette” da prendere al supermercato, le decidono le mogli. 

Le liste della spesa, dunque, mi sono note e, mi dicevo mentre osservavo quel foglietto per terra, sono talmente lunghe che se fossero scritte con quei caratteri ci vorrebbe un romanzo per contenerne una. Non poteva essere, così mi sono abbassato e l’ho raccolta.
Mai avrei raccattato una lista della spesa, anche se potrebbe essere un buon soggetto per un racconto breve. Un uomo raccoglie tutte le liste della spesa “usate”, le porta al supermercato e ricompra i prodotti ivi elencati, fino a che la moglie i figli lo fanno internare. Ci vorrebbe un finale meno drastico. Ci penso.
Forse un qualche ragazzaccio in vena di dispetti lo aveva staccato dal palo su cui era stato affisso. Un dispettuccio che poteva rendere inutile l’appello della bambina, scritto da uno dei genitori o dalla sua tata. Invece, con l’orsetto probabilmente ancora contumace, eccoci qui a parlare di una storia fatta di poco anzi di tutto, perché si parla di legami, di legami spezzati. Winnie the Pooh è un pezzo di stoffa; eppure, manca fino alle lacrime alla bimba, che certo l’aveva “addomesticato”. 

I legami non sono commedie dove gli attori si possono cambiare a ogni recita, l’intreccio funziona se i soggetti sono costanti nel tempo, cioè vale solo con quella precisa persona, con quel particolare animale o con quell’oggetto bene identificato. Per questo la piccola non si da pace, lei non vuole ritrovare un orsetto qualsiasi ma il “suo” orsetto, quello che sotto la zampa porta la scritta “2004” e che lei riconoscerebbe tra una folla di pupazzetti. I bambini, un tantino animisti lo sono per davvero, attribuiscono vita e intenzioni a ogni cosa. Il figlioletto di una mia paziente, di ritorno dal mare, era preoccupato per il suo lettino da spiaggia. Si chiedeva chi se ne sarebbe presa cura ora che lui lo aveva abbandonato.Cosa dovrei dire io, allora, monco del gamberetto che gironzolava nel piccolo acquario da appena due mesi. Ero affezionato, così mi è venuta un poco di malinconia, mista a qualche discreto rimorso, considerato che alla precoce dipartita forse non erano estranee talune improvvide manovre del sottoscritto nella cura dell’acquario. Poco tempo prima, durante le variopinte tavolate natalizie, trionfava l’insalata di gamberetti, a centinaia erano finiti in salsa cocktail. In fondo che ci vuole, basta andare al supermercato e con pochi spiccioli se ne portano a casa mezzo chilo congelati, una folla che avrebbe reso l’acquario popoloso come le strade di una metropoli.
Nello stesso periodo in cui il gamberetto si accomiatava, una balenottera si era persa nel Tamigi scatenando una gara di solidarietà tra i flemmatici londinesi, intenti in una commovente gara di salvataggio, come fossero ignari che da qualche parte del mondo baleniere giapponesi continuavano a scagliare i loro arpioni persino addosso ai volontari di Greenpeace, che parteggiano per i cetacei. 

Ci rattristiamo per un gamberetto e ne mangiamo a migliaia (a testa), restiamo col fiato sospeso per una balenottera che smarrisce la strada, ma non ci accorgiamo della strage quotidiana che ne fa un paese civile, spingendo quei mansueti giganti del mare vicino all’estinzione. Chissà, magari l’addetto all’arpione di una delle immense baleniere nipponiche è caduto in depressione perché tornando a casa non ha più trovato il pesciolino rosso nella sua boccia. È ovvio, c’è qualcosa che non funziona.

È il primo lutto, per la bimba che ha smarrito Winnie the Pooh, potrebbe ricordarlo a lungo. I ricordi remoti di molti di noi sono popolati di “perdite”, memorie pregne di malinconia che forse preferiremmo sostituire con scene più allegre, ma la sceneggiatura della nostra infanzia non la scriviamo noi, se non in piccola parte, così come non sempre scriviamo per intero quella della vita adulta. 

Le “sottrazioni” in genere le subiamo e ad esse non ci abituiamo mai. I numeri negativi saranno utilissimi ai matematici ma a noi non piacciono granché. Non esistono vaccini contro certe evenienze perché noi, frutto dell’interazione con gli altri esseri viventi, in particolare con coloro che amiamo, depositiamo una parte di noi dentro di essi e viceversa, e quando qualcuno ci lascia si porta via per sempre ciò che custodiva. Impossibile riprenderselo, ma in compenso possiamo tenere vivo ciò che abbiamo archiviato dentro di noi. 

Sublime, in questa versione, l’universo dei legami. Scabroso se invece scade nella pura territorialità, che da valore alle cose e agli esseri viventi, persone incluse, solo se ci appartengono, e ci fa ritenere giusto arraffare per loro tutto ciò che passa dalle parti delle nostre fauci. 

2 pensieri riguardo “Inadeguati non si nasce

  1. Ferocemente attuale, Domenico.
    Pochi giorni fa su un social il capoccia di un partito campione dell’esclusione ha postato un indignato commento contro il maltrattamento degli animali invocando pene severissime per chi se la prende “con i nostri amici pelosi”. Mi sono permessa di far notare ai fan entusiasti l’incongruenza del medesimo partito che sostiene fortemente la caccia (e spopola tra i cacciatori).
    Insomma, c’è peloso e peloso, essere vivente ed essere vivente. Tutto relativo.

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    1. Sono le solite risposte emotive per fan ancora più emotivi, che questi leader, per un voto in più, manovrano con cinismo e maestria. Il risultato lo vede, una regressione senza precedenti, come se il passato non avesse insegnato nulla. Mi piacerebbe chiedere a chi esulta per gli amici pelosi, cosa mangia, cosa pensa degli allevamenti intensivi, se si è mai recato in un canile e se davvero crede che si possano amare gli animali considerando solo i nostri. Domande che non avrebbero risposte, perché quelle sono faticose, richiedono prese di posizione personali, scelte di vita precise. Più facile indignarsi e poi dimenticare, mettere un like e sentirsi a posto con la coscienza, anche se il gradimento va al partito della caccia. De resto, cara Giulia, i cacciatori votano, un conto è giocare con le emozioni dei creduloni, altro è perdere elettori che, come il danaro, non puzzano. Grazie

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