Una vera mamma è mamma di tutti

Un vescovo mi domanda perché -secondo me- le chiese continuano a svuotarsi.

Sono la persona meno adatta a rispondere, per una serie di ragioni che gli elenco, ma lui insiste. “Il suo parere mi interessa molto”.

Mi concentro soprattutto sull’incapacità degli uomini di chiesa di capire e valorizzare la figura della madre per eccellenza, la Madonna, e con essa tutto il mondo femminile.

“Lei e i suoi confratelli non siete genitori, questa è una vera mutilazione che vi impedisce di identificarvi davvero nella figura di Maria. Non posso chiederle di immaginarsi di essere al suo posto, mentre suo figlio, un ragazzo di una trentina di anni, in carne e ossa, viene ucciso, straziato, in modo disumano.

Quella donna, diventata madre giovanissima, a una cinquantina di anni perde un figlio che adorava, il quale muore davanti ai suoi occhi, dopo avere attraversato ore di puro terrore, iniziate la sera prima, quando un attacco di panico lo aveva travolto nell’Orto degli Ulivi, consapevole di ciò che l’aspettava.

Fino a quando non riuscirete a capire l’immensità di quella donna, liberandola dall’immaginetta serena che le avete cucito addosso, la Chiesa non avrà speranza”.

Il vescovo apprezzò la risposta e il linguaggio diretto e io apprezzai la sua onestà. Mi invitò nella sua diocesi per un confronto pubblico, la sera cenammo insieme a due preti amici e tornammo sull’argomento.

La Festa della Mamma, che cade oggi, forse è la prosecuzione laica di quell’occasione mancata nella Chiesa, perché in realtà non siamo pronti per ospitare il talento femminile nella società, un ingrediente che cambierebbe radicalmente le carte in tavola. Basterebbe iniziare dalle cose più piccole, come mettere chi desidera fare “anche” la madre nella condizione di riuscirvi senza rinunciare alla possibilità di realizzarsi nel lavoro, prospettiva impossibile se mancano i servizi di supporto più elementari, a cominciare dagli asili nido.  

La mamma, a differenza del papà, è una figura “universale”, possiede sensori raffinatissimi, esercitati e perfezionati durante la gestazione, un passaggio, quello di fabbricare e custodire la vita, che le consente di non essere la madre “solo” dei propri figli.

Ania Kampe, un grande soprano tedesco, diceva che gli uomini fanno la guerra e alle donne tocca poi rimediare.  Una sintesi perfetta dello scarto che ci separa.

Primato senza discussioni del femminile, dunque. Con delle eccezioni gravi, e voglio ricordarlo proprio oggi. Nel mese di ottobre del 2021, a Marbella, in Spagna, una donna italiana pronunciò parole tra le più violente, squallide e disumane che io abbia mai udito, passi di una vera caccia all’uomo che cominciò dai migranti e proseguì con gli omosessuali. Parole indegne di una madre, che con orgoglio trova normale proclamarsi cristiana, parole indegne di un essere umano che anche solo minimamente capisca cos’è il cristianesimo, il cui capostipite femminile, come dissi a quel vescovo, ci fa quasi vergognare di essere maschi. Tutta un’altra cosa. Per fortuna.   

6 pensieri riguardo “Una vera mamma è mamma di tutti

  1. Caro Domenico, riflessione come sempre puntuta e puntuale.
    Non avrei avuto nulla da aggiungere se oggi non fosse comparso su FB un mieloso post della suddetta donna di auguri alle mamme. Dopo aver recuperato la calma ho commentato mettendo il link a questo articolo e con queste parole:《Le ricordo che lei si è gloriata di essere andata alla recita di Natale di suo figlia pur avendo l’influenza. Cioè ha scelto di mettere a rischio la salute di tutti i presenti (tra cui presumibilmente anche persone anziane o fragili o con familiari fragili a casa) invece di insegnare a sua figlia che a volte l’amore chiede di fare un passo indietro e che nella vita capita di non poter avere tutto. Insomma è stata mamma² ma di sua figlia e basta. Dei figli degli altri non importa.》
    (Così dopo Salvini mi bannerà anche lei, me ne farò una ragione… )

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    1. Cara Giulia, se tutte le mamme, quelle vere e non quelle che esibiscono la loro condizione per acchiapapre like e voti, si impegnassero in politica, a destra e a sinistra, la qualità di vita dei cittadini di un paio di piani. Quello che non capisco, però, o forse lo capisco, è la ragione per la quale le due persone cui ti riferisci ci tengono così tanto a esibire la propria cattolicità. Forse sanno a chi si rivolgono, infatti oltre la metà dei cattolici americani pare abbia votato per l’attuale presidente Usa, proprio quello che sta mettendo il mondo a ferro e fuoco, trattando i migranti come bestie, con gaudio anche delle chiese protestanti.
      Quando ero un ragazzo mi impegnavo in politica, ricordo che c’era un mio coetaneo che a ogni intervento premetteva “noi cattolici”, come e fosse un marchio di qualità. Un giorno l’ho preso da parte facendogli presente che quella premessa stucchevole poteva evitarsela perché si metteva nei pasticci da solo, in quanto a una persona che si professa cattolica è richiesta più competenza e più onestà di chiunque altro, ma soprattutto si chiede di ricordare ogni volta che compie un gesto “politico” che il Dio dei cattolici si dichiara padre di tutti gli esseri umani.
      Questo rende complicato, ad esempio, essere razzisti, prendersela con gli stranieri e con gli omosessuali, raccomandare i figli e gli amici, ma quando ricordi questo aspetto della questione si comincia con i distinguo. Quindi, ad esempio, sarebbe il caso di domandarsi di quale cattolicesimo si parla perché non sono sicuro che si tratti della versione di Gesù Cristo. Un caro saluto saluto

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  2. Trovo molto forte e molto vera la sua riflessione. Aggiungo solo un pensiero:
    chi ricopre ruoli istituzionali -donna o uomo che sia- dovrebbe ricordare ogni giorno che la responsabilità pubblica è, per definizione, una responsabilità “materna” o “paterna” verso tutti.
    Essere alla guida di una comunità significa tenere insieme, non dividere; proteggere, non alimentare paure; riconoscere l’umanità di ciascuno, non indicare bersagli.
    Una politica o un politico, specie quando parla “a nome delle istituzioni”, non può permettersi di essere madre o padre solo dei propri, dei simili, dei vicini.
    La credibilità si misura proprio lì: nella capacità di essere madre di tutti i cittadini, anche di quelli che non ci somigliano, che non ci votano, che non ci piacciono.
    Perché la forza delle istituzioni democratiche sta esattamente in questo: non scegliere chi merita dignità, ma garantirla a tutti.

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    1. Caro Gianni, lei fa l’elenco di tutto ciò che manca ai nostri politici di oggi. È totalmente assente quello che chiamo “bagnasciuga mentale”, una felice espressione rubata a una paziente di trent’anni fa, che così mi aveva descritto le ragioni per li quali stava lasciando il marito.
      Non si sentiva interpretata e me l’aveva ripetuto in beragamasco, con un’espressione colorita che non saprei riportare con esattezza, ma la traduzione è “non ci arriva”.
      Io mi sento come quella donna e, mi pare di capire, anche lei, non mi sento coloto. Il rimedio è tornare in massa a fare politica, altrimenti è persino inutile educare perché qualcuno disferà sempre il lavoro che proviamo a fare coi nostri figli.
      Questo accadrà solo quando la maggior parte dei cittadini capirà che impegnarsi nella vita pubblica altro non è se non la prosecuzione dei gravi compiti che affrontiamo come madri e coma padri. Un caro saluto

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      1. Nel 2010, dopo un intervento chirurgico importante, mentre venivo riportata nella stanza dell’ospedale in cui ero ricoverata, sento pronunciare la parola”mamma”.
        Con fatica riapro gli occhi e vedo il volto di mio figlio vicino al mio, mi sorride e mi vuole tranquillizzare dicendomi che tutto è andato bene.
        Ricambio il sorriso e ripiombo nel torpore classico del sonno dell’anestesia.
        Lo stesso figlio che da 2100 giorni non mi parla, non mi vuole vedere, e non permette ai suoi figli di stare o di vedere la nonna.
        Proprio partendo dall’esempio di Maria, la mamma di Gesù, ancora oggi, troppe mamme rimangono ai piedi di quella croce mentre la loro vita continua il suo percorso, un percorso difficile, di grande sofferenza, perché l’amore più grande, a volte, genera un carico di dolore troppo pesante da portare.
        Buona festa della mamma a tutte le mamme.

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      2. Cara Simona, le sue parole lasciano attoniti e addolorati, toccando nel profondo la sensibilità di chi legge, perché rivelano quanto il nucleo del rapporto madre-figlio si alimenti nella maggior parte dei casi del solo amore -prevalente, oblativo e incondizionato- di chi genera e, proprio perché conosce il valore della vita e della persona, riesce a reggere pressioni esistenziali fuori dall’ordinario.
        Molto meglio del sottoscritto lei riesce a offrire a tutti il disegno perfetto di una madre.
        Un amore madre-figlio si può ammalare per mille ragioni, non di rado indicibili, tanto innaturali da sfuggire alle spiegazioni ordinarie, perché chi si sottrae sperimenta un misto di risentimento e vergogna, consapevole di violare il recinto forse più “sacro”. Ma questo, lungi dal rendrlo ragionevole, lo incattivisce sempre di più.
        Le confesso di provare un grande dispiacere per il suo tormento, lo stesso sentimento, misto però a una grande pena, che provo per suo figlio, per chi gli sta accanto e asseconda questo strappo disumano, per i loro figli, privati di un’amore, quello della nonna, che in questo caso di crudeltà voluta, sembra rappresentare l’unica traccia di maternità credibile.
        Una frattura del genere un figlio non può reggerla senza la complicità di vicini altrettanto aridi e incoscienti.
        Qualsiasi conflitto, che si innesca su basi ragionevoli, trova sempre un epilogo, quando non accade è perché la violenza interiore si è sostituita a quelle istanze che rendono possibile la convivenza. Un caro saluto e un sincero augurio per la sua vicenda

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