Mi ero imbattuto in una di quelle scene “minime” che rimandano alle infinite interferenze quotidiane che agiscono tra noi e quanto ci circonda, modellandoci a vicenda. Dalla breve lettura che segue ognuno trarrà stimoli diversi. C’è da pensare, c’è da interpretare, forse c’è da imparare.
La tela, appena terminata dall’instancabile ragno, era perfetta. Architettura di notevole fascino estetico, ponte sospeso tra le foglie di una rigogliosa siepe di lauro.
Prima o poi, un insetto inconsapevole, magari in cerca di una breve sosta ristoratrice dopo un volo faticoso, avrebbe sfiorato quella delicata trama o, peggio, vi si sarebbe appoggiato. Un errore fatale.
Era davvero enorme il ragno. Attendeva paziente, acquattato sul bordo esterno del capolavoro di fili sottilissimi, quasi invisibili, che il suo pasto si materializzasse.
Non dovette aspettare troppo tempo. Una coccinella si posò sulla trappola e vi rimase incollata. Adesso era lei ad attendere che il nemico cominciasse il breve viaggio per raggiungerla. Forse era solo confusa, la capacità di operare previsioni potrebbe essere materia troppo aspra per un insetto. Sapeva, però, di non potere spiccare i consueti balzi, perché qualcosa la teneva ancorata a quel pavimento vischioso. Probabilmente aspettava e basta, un’attesa senza progetto, vuota d’immagini e di previsioni.
Aveva già mosso i primi passi, il predatore, proprio mentre con un sottile rametto, strappato a un cespuglio, sottraevo la coccinella all’intrico, lasciando il cacciatore contrariato e, per giunta, con un vistoso strappo da riparare alla sua trappola.
Si era generata, quella lacerazione, durate le operazioni di salvataggio, ma non vi era alternativa, almeno per me, oramai le zampine della coccinella facevano tutt’uno con le esili corde con cui erano entrate in contatto, non erano più separabili, si imponeva un intervento drastico per evitare che a cedere fossero i suoi piccoli arti. Meglio, dunque, portare via l’insetto e ciò che lo teneva legato, con un solo intervento.
Si sarebbero consumate nelle tante planate che ora l’attendevano, quelle pattine nuove in leggerissimo tessuto di ragnatela. Sembrava spacciata e invece se ne volava via con le zampine rinforzate.
Il mio intervento aveva cambiato il finale della storia. Un entomologo potrebbe contestarmi di avere violato un ordine naturale, in realtà nel momento in cui in quella triade era finito anche il sottoscritto occorreva tenere conto anche della sua sensibilità.
In fondo non c’erano stati “caduti”. La coccinella era contenta di essersi salvata. Al ragno, che certo non sarebbe morto di fame, rimaneva solo una fatica supplementare, quella di riparare la sua macchina da caccia. I prossimi passi li avrebbero decisi chissà quali interferenze, caso compreso.
Questa è la nostra vita, quella di ogni giorno, urti incessanti, reazioni a catena.
Certo le buone intenzioni, l’estensione della nostra sensibilità ad ambiti alieni non sempre rappresentano atteggiamenti consoni, ma salvare una coccinella rimane un gesto “umano”. Questo la Natura può tollerarlo.