Ciascuno di noi è prima di tutto un cittadino. Lo sono anche i nostri figli, sebbene ancora in formazione. Come ciascuno dei lettori, anche l’autore di questo blog, possiede una visione della vita, e le sue scelte nell’ambito di quella civile e politica ne sono la conseguenza.
Quella visione della vita l’abbiamo appresa in famiglia.
Il presupposto presente nelle righe che precedono è che ciò che scegliamo rappresenta esattamente il modo in cui siamo fatti. Ma tali scelte non sono tutte uguali, me lo ripeto da quattro anni, esattamente da quando mi sono convinto definitivamente che persino il modo in cui votiamo, si decide nell’infanzia, un tempo che trascorriamo quasi per intero in famiglia. Questo non significa che la famiglia sia responsabile diretta delle nostre malefatte ma, più semplicemente, che il materiale che un bambino interpreterà, magari fraintendendolo, perché ingannato dalla propria “logica privata”, arriva dalle mura domestiche, quelle che lo accolsero durante l’infanzia. È ovvio, che ove vi siano comportamenti espliciti e ripetuti, il bambino ne sarà investito e tenderà ad assumerli come verità.
Da qui a domandarmi come mai le persone votano in un modo o nell’altro, il passo è stato breve, così come breve è stato quello successivo, chiedermi perché alcune figure, pessime, della storia, responsabili di catastrofi immense, ancora oggi possano generare fascinazione e convincere tanti, troppi, individui a replicare il modello originale, sovente negandolo, sebbene sia troppo evidente.
Proprio queste domande sono alla base di un libro, al quale lavoro da qualche tempo, nel quale presenterò l’esito di una lunga riflessione sulle derive verso il pensiero sovranista, giustificabile solo pensando ai particolari contesti familiari, spesso con grosse falle nel registro dell’affettività, da cui scaturiscono persone ostili, inospitali, violente, che finiranno per rappresentare un pericolo per tutti.
Ieri mattina, dopo diversi abboccamenti, è iniziato un colloquio, che verosimilmente durerà a lungo, con due cari amici che operano in un contesto difficilissimo del Sud al quale sono riusciti a imprimere una vera rivoluzione pedagogica, creando trecento posti di lavoro in ambito educativo e scolastico. Si ragiona di estendere il modello all’intero Meridione. Il mio contributo si concentrerà proprio nel fornire una visione chiara del bambino, dunque dell’uomo, una visione coerente, nonché gli strumenti per approdare alla sua comprensione profonda e, di conseguenza, educarne il sentimento sociale, come risorsa indispensabile per cambiare sé stesso e il suo mondo.
I primi anni di vita decidono anche gli ultimi, aiutare i genitori più sprovveduti a cogliere questi nessi, attraverso un serio e costante lavoro di alfabetizzazione specifica, dovrebbe essere compito di istituzione capaci di rendersi conto del pericolo dell’impreparazione genitoriale, ma siamo lontani da tale consapevolezza.
Ancora una volta, però, possono essere i cittadini, utilizzando le armi della passione e della competenza, ad aprire la strada. Insomma, tocca noi.
Nel mio comune diverse fioriere sono inaridite per la mancanza di irrigazione. È una sofferenza vedere quelle piante incamminarsi verso la morte, ma forse posso fare di più.
L’altro pomeriggio mi sono trovato di fronte a una scena ricca di significato, dalla quale spero di imparare qualcosa. Un uomo, un insegnante, attingeva a una fontana pubblica con un innaffiatoio e bagnava quelle piante. Imitarlo potrebbe essere un’idea.
Ps. Con cautela. Tempo fa un signore è stato denunciato da un Comune, non da quello dove abito, perché si era “permesso” di prendersi cura di aiuole, anche queste pubbliche, che il municipio trascurava da sempre.