Da bambini veniamo educati, senza saperlo, anche politicamente 

Ciascuno di noi è prima di tutto un cittadino. Lo sono anche i nostri figli, sebbene ancora in formazione. Come ciascuno di noi possiedono una visione della vita, e le loro scelte in ambito civile e politico ne saranno la conseguenza logica.

Quella visione della vita l’abbiamo appresa in famiglia.

Il presupposto presente nelle righe che precedono è che ciò che scegliamo rappresenta esattamente il modo in cui siamo fatti, come siamo educati. Tali scelte maturano nell’infanzia, un tempo che trascorriamo quasi per intero in famiglia. Ciò non significa che la famiglia sia sempre responsabile diretta ma, più semplicemente, che il materiale che un bambino interpreterà, magari fraintendendolo, perché ingannato dalla propria “logica privata”, arriva dalle mura domestiche, quelle che lo accolsero durante l’infanzia. È ovvio, che ove vi siano comportamenti espliciti e ripetuti, sarà più facile egli tenda ad assumerli come verità. Del resto, la capacità critica di un bambino piccolo è limitata, inoltre per lui è rischioso separare il proprio giudizio da quello dei genitori, che rappresentano la fonte della sua sicurezza. Un aggancio che non può permettersi di perdere.

Da qui a domandarci come mai le persone votano in un modo o nell’altro, il passo è breve, così come breve è quello successivo, chiedersi perché alcune figure, pessime, della storia, responsabili di catastrofi immense, ancora oggi possano generare fascinazione e convincere tanti, troppi, individui a replicare il modello originale, sovente negandolo, sebbene sia troppo evidente. 

Proprio queste domande sono alla base di una riflessione, alla quale lavoro da qualche tempo, sui legami tra l’educazione e il pensiero sovranista, pensando a particolari contesti familiari, spesso minati da grosse falle nel registro dell’affettività, da cui scaturiscono persone individualiste, ostili, inospitali, violente, che finiranno per rappresentare un pericolo per tutti. Un bambino che vive in un ambiente affettivamente povero, ruvido, trascurante tenderà a trasferire nei suoi rapporti allargati quelle coloriture, avrà istintivamente scarso interesse verso il suo prossimo, quindi, più avanti, potrebbe trovare lecite alcune scelte che tengono in scarsa considerazione la dignità altrui e l’interesse collettivo..

Ieri mattina, dopo diversi abboccamenti, è iniziato un colloquio, che verosimilmente durerà a lungo, con due cari amici che operano in un contesto difficilissimo del Sud al quale sono riusciti a imprimere una bella rivoluzione pedagogica, creando trecento posti di lavoro in ambito educativo e scolastico. Si ragiona di estendere il modello all’intero Meridione.

Il mio contributo si concentrerà proprio nel fornire una visione chiara del bambino, dunque dell’uomo, una visione coerente, nonché gli strumenti per approdare alla sua comprensione profonda e, di conseguenza, educarne il sentimento sociale, come risorsa indispensabile per cambiare sé stesso e il suo mondo in senso solidaristico, l’unico capace di alimentare la stessa salute mentale degli individui.   

I primi anni di vita decidono quasi per intero quelli successivi, aiutare i genitori più sprovveduti a cogliere questi nessi, attraverso un serio e costante lavoro di alfabetizzazione specifica, dovrebbe essere compito di istituzione capaci di rendersi conto del pericolo dell’impreparazione genitoriale, ma siamo lontani da tale consapevolezza. 

Ancora una volta, però, possono essere i cittadini stessi, utilizzando le armi della passione e della competenza, ad aprire la strada. Insomma, tocca noi.

6 pensieri riguardo “Da bambini veniamo educati, senza saperlo, anche politicamente 

  1. In bocca al lupo ai tuoi amici: il Sud merita una normalità sana e felice (e magari insegnerà al Nord a non accontentarsi del meglio ma a cercare il bene).

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    1. Il Sud, cara Giulia, mi spiace dirlo da persone che ci è nata, è causa di tutti i suoi mali e per questo deve rieducarsi, letteralmente, ricominciare daccapo, altrimenti diventerà sempre più complice della persone che l’hanno saccheggiato. Un caro saluto

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  2. Grazie di cuore, Domenico, per questo tuo scritto. La tua è una riflessione lucida e coraggiosa che mette a nudo una verità tanto semplice quanto rimossa: l’analfabetismo affettivo e la ruvidezza relazionale vissuti nell’infanzia non restano confinati tra le mura domestiche, ma si traducono, nell’età adulta, in egoismo sociale, ostilità e fascinazione per ideologie autoritarie. Ho apprezzato profondamente come il tuo testo non si fermi alla denuncia della cecità istituzionale, ma indichi una via d’uscita concreta. Attraverso l’esempio della rivoluzione pedagogica che stai portando avanti con i tuoi amici nel Meridione, trasformi la teoria in un manifesto d’azione: educare il “sentimento sociale” e alfabetizzare i genitori diventano veri e propri atti di responsabilità civile. Questo tuo lavoro mi tocca da vicino e mi fa pensare a tutti gli incontri che hai tenuto in parrocchia da me, pensati proprio per i genitori: vederli così coinvolti e ricevere il loro costante apprezzamento mi conferma quanto ci sia un disperato bisogno di spazi del genere, dove imparare a decodificare e curare i legami affettivi. Il tuo appello finale ci ricorda che, se le istituzioni latitano, tocca a noi cittadini attivi darci da fare, perché il cambiamento del Paese parte inevitabilmente da come scegliamo di crescere i nostri figli.

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    1. A volte, caro Andrea, penso che potrei fare di meglio e me ne vergogno. L’altro giorno passavo col mio cane davanti a delle fioriere che chiudono un’area pedonale voluta dal comune. Ho provato una pena nel vedere le piante rinsecchite perché non irrigate. Mi sono arrabbiato, ma sono passato oltre. L’indomani sono ripassato e ho visto un insegnante in pensione che si era messo a irrigare con un annaffiatoio. La prossima volta mi ricorderò.
      Sul Meridione c’è molto da dire e da fare, ma se non si muovono le persone che lo abitano, qualunque sforzo rimarrà un gesto sentimentale. Questo non significa che non ci proveremo. Ti abbraccio

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  3. Caro Domenico,
    grazie per le riflessioni. Il sentimento sociale nasce presto, purtroppo non tutti ne siamo consapevoli e il modello che viene proposto va a lavorare presto, molto presto, in modo più impattante di qualsiasi discorso. Se un adulto butta la cartaccia a terra o se trascuro di fare riconsegnare a mio figlio nei tempi previsti il libro della biblioteca scolastica o peggio, uso la borsa di tela ( con tanto di logo della biblioteca )che dovrebbe proteggere il libro nel trasporto scuola-casa-scuola per andare a fare la spesa, cosa passa al bambino? Che sì, a me bambino che sto crescendo viene detto che ci sono dei comportamenti che promuovono il bene comune(la natura, i libri della biblioteca, uno spazio bello per tutti…), ma poi posso ignorarli e fare l’opposto. Se lo fa l’adulto di riferimento, perché non dovrebbe essere così! Se l’adulto si deresponsabilizza, ed è forte, grande, perché dovrebbero essere i bambini ad essere responsabilizzati? Il senso civico va innaffiato come quell’aiuola, curato con , tanta buona volontà. Se gli altri fanno così, bisogna avere la determinazione a fare la propria parte, perché ne vale anche dell’educazione dei più piccoli che ci osservano sempre, ci scrutano anche quando a noi non pare così. Riguardo al Meridione, dare la colpa alla storia, ai problemi del passato a volte sembra un’alibi. Comodo come alibi. Vedi il problema del randagismo che assilla molti paesi del Sud. Per fortuna ho trovato e trovo spinte al rinnovamento, sono troppo poche ma ci sono. Bisogna farle moltiplicare e poterle fare diventare esempi da seguire.
    Un caro saluto, con stima
    Antonella

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    1. Cara Antonella, le sue parole corroborano quanto rispondendo prima a don Andrea, noi che al Sud siamo nati e cresciuti non ce la possiamo sempre prendere col destino, mi creda, innumerevoli volte sono andato a parlare al Sud, tra un mese sarò a Matera e poi a Bari, invitato da persone che si affannano per determinare cambiamenti e spesso ricevono porte in faccia, in particolare nella prima città. Ma la responsabilità principale rimane dei cittadini e della politica, che approfittando del bisogno e della fame di lavoro promettono sogni che non si realizzeranno mai e inducono le persone a combattere tra di loro per contendersi le briciole. Occorre impegno e ribellione civile, senza stancarsi, il talento non manca ma non sappiamo lavorare insieme. Ecco perché voglio dedicare il tempo che mi resta a questo progetto, insieme ai carissimi amici di Foqus. Un caro saluto

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