Ieri, sabato 18 luglio 2026, mi sono trovato di fronte degli eventi ai quali è difficile girare le spalle o riporre in un cassetto, come si fa gli indumenti quando arriva il momento del “cambio stagione”. Eventi, piccoli quanto si vuole, ma che nella loro essenza ci aiutano a capire più di mille manuali cosa sta accadendo nelle nostre vite. E sta accadendo molto, moltissimo. Stiamo attenti.
Prima di ogni cosa siamo cittadini. Purtroppo, ce ne dimentichiamo quasi tutti i giorni e le conseguenze sono sotto gli occhi di tutti, conseguenze di cui ignoriamo spesso la portata e il significato ma che lavorano come uno scalpello affilatissimo sulla nostra vita e su quella dei nostri figli.
Ho condensato quelle ore in un articolo scritto di getto ieri sera, lo trovate di seguito. Chiedo a ciascuno di aprirlo ma di non fermarsi alla lettura, la vostra vita non dipende solo da ciò che accade tra le tranquille, quando lo sono, mura domestiche.
Per riuscire a compiere il percorso di Agnese Moro e Adriana Faranda bisogna smettere di ridurre le persone in buone o cattive.
Bisogna smettere di guardare solo a se stessi, al proprio dolore, essere pronti a mettere in discussione le proprie convinzioni, avere autentica capacità di ascolto, di riconoscere l’umano pur nella diversità e nell’errore… Occorrono coraggio ed onestà.
Nessuna di queste caratteristiche sembrano oggi di gran moda.
Al netto della notorietà della vicenda che toccò l’intera nazione, si potrebbe cadere nell’errore di ritenere il dialogo di queste due donne come percorso di cura e guarigione personale che riguarda solo loro…ed effettivamente avrebbero potuto vivere questo percorso senza condividerlo con incontri pubblici.
Ma la loro testimonianza è essa stessa un atto politico: ci dicono che un nuovo cammino è possibile anche là dove sembra più difficile, che una nuova storia, una storia migliore, si può costruire solo attraverso il comprendere ed il RICORDARE.
Grazie Domenico
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Grazie a te Michela, il cuore della questione è presente in ogni tua parola.
Oggi siamo di fronte a un pericoloso paradosso, come selvaggi che conoscono solo il linguaggio della violenza, i nostri governanti fanno a gara a demolire tutte le certezze che abbiamo costruito in migliaia di anni. Ma che importa, ciò che conta è arriva primi alle urne, a qualsiasi prezzo, anche negando l’evidenza. Prima ci si lamenta della mancanza di sicurezza nel Paese, poi quando le forze dell’ordine e la magistratura incrementano i loro sforzi per ripristinarla, ecco che scattano altre variabili, se un reato può darci dei vantaggi lo accogliamo a braccia aperte anzi lo esaltiamo. Temo, cara Michela, che i manuali di psichiatria dovranno essere riscritti per intero.
Buona giornata
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Davanti alla scomparsa di una persona ammirevole, come tu descrivi la vostra amica Claudia, gli spettacoli indegni di alcuni politici appaiono se possibile ancora più spregevoli, perché sembrano offendere maggiormente la memoria della vita di persone giuste ed il loro impegno per una società migliore.
Mi dispiace per la vostra perdita.
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Quella donna, cara Michela, ci guarda tutti con distacco, come fece don Leonardo Zega con il cardinale (decisamente fuori ruolo) che commissariò il suo giornale per ragioni di potere. Una serenità, quella della nostra amica e quella di don Leonardo, che racconta bene quale può essere l’unica risposta a questa caduta di umanità. Non sono le nullità che devono preoccuparci, ma la follia di cui si fanno veicolo. Grazie ancora
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