La salutare sculacciata di Gianni Rodari alla psicologia  

Forse gli psicologi si sono concentrati troppo sulla malattia trascurando la normalità. 

La malattia affascina gli studiosi della mente, ma rappresenta sono un frammento dell’esperienza dell’uomo, mentre la quasi totalità della nostra specie non ne viene sfiorata, i suoi gravami arrivano da “fuori”, dalle difficoltà che ciascuno di noi è chiamato ad affrontare nella sua quotidianità, dai mille piccoli e grandi problemi che attraversano il nostro orizzonte, dalla paura di non essere all’altezza delle richeste cui dobbiamo fare fronte. 

Eppure, non affondiamo, restiamo “al fronte” e permettiamo al mondo di svegliarsi l’indomani.

Questa, in fondo è la materia cui dovremmo dedicarci, la normalità

L’articolo allegato, libero e gratuito, che potete aprire senza vincoli, contiene un inno “ragionato” alla normalità e un invito a proteggerla, come si fa con un figlio amato.    

https://tg24.sky.it/lifestyle/2026/08/12/gianni-rodari-psicologia

2 pensieri riguardo “La salutare sculacciata di Gianni Rodari alla psicologia  ”

  1. Grazie Domenico, è sembra buona cosa ricordare che Rodari ci offre strumenti per agire educativamente. ” Il sole nero” fa parte de “Il libro degli errori”. E anch’io credo che sia una filastrocca bellissima, speciale, un invito all’ascolto autentico, un invito a ” non tirare ad indovinare” e in questo caso uso un’espressione a lei cara. Il genio di Rodari si è sviluppato a contatto diretto con i bambini, lui mise le mani in pasta. Tutti e soprattutto i docenti dovrebbero (dovremmo) tener conto degli scritti e della sua visione. L’errore come risorsa era non solo praticato ma addirittura considerato strumento di sviluppo creativo. Rodari insegna che il pensiero infantile può andare oltre le nostre visioni, essere più fine, poetico. Dovremmo ricordarlo. Sul fatto che si tenda a medicalizzare credo che questo sia un rischio reale. Mi viene in mente un bimbo che ormai è un giovane uomo. Improvvisamente a tre anni diede segnali strani a scuola:fissazioni, lancio di oggetti, movimenti frenetici, tendenza a rifuggire l’adulto. Lo osservammo in diversi momenti scolastici sia io che la mia collega per qualche giorno prima di confrontarci con la mamma o il papà. Ci accorgemmo che si era legato in modo ossessivo a un modellino di animale, un gorilla adulto, lo continuava a lanciare. Sempre in quei giorni ricercava continuamente una storia tra i libri della libreria di sezione. Mi resi conto una mattina che il protagonista era un piccolo gorilla che cercava la sua mamma. Un gorilla appunto. Parlammo con la famiglia. Anzi il papà, sempre un po’ schivo. Non ci era stato detto che la mamma del bimbo era ricoverata da qualche tempo per una frattura. Tutto tornava, non c’era da pensare a chissà quale problema. Il bambino era stato chiaro con i suoi comportamenti. Con l’assenza della mamma forse si sentiva un po’ rotto anche lui. Lo assecondammo nelle sue richieste, la storia letta e riletta, lo contenemmo al bisogno perché in quei giorni tendeva a farsi volutamente male.Tutto rientrò in poco tempo. Un caro saluto e grazie a lei e al genio unico e immenso che è stato Rodari.
    Con stima

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    1. Cara Antonella, sono commosso dal racconto del gorilla che cerca la mamma, ma anche dall’umiltà con cui lei e la sua collega vi siete interrogate. È triste registrare come spesso andiamo alle conclusioni senza mai porci domande, un’omissione grave, talvolta decisiva, quando ci sono di mezzo i bambini. Mi creda, i loro non sono mai complicati, sono i grandi ad esserlo, i piccoli sono chiari ma noi abbiamo bisogno di opacizzare le loro comunicazioni perché questo ci consente di rinviare o, addirittura, non intervenire.
      A volte ci comportiamo come la teologia più sofisticata, moltiplichiamo le interpretazioni soffocando l’essenziale.
      Grazie per l’episodio, sono certo che farà riflettere molto chi ama educare a partire dai piccoli e non dalle proprie idee.
      Un caro saluto

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